E’ situata all'estremità meridionale della Penisola salentina a 124 m sul livello del mare, ha un'estensione territoriale di circa Ha 854 e dista circa 5 km dalla costa ionica, dove il paese si affaccia con il territorio della marina di San Gregorio, con la sua caratteristica insenatura esposta ai suggestivi tramonti di Ponente. Il nome Patù deriverebbe dal greco Pathos o dal latino Patior.
E' sorta sulle ceneri dell'antichissima Bareti, la leggendaria città della Messapia antica, la quale rappresentava uno dei capisaldi militari e civili così importanti, da ottenere, in epoca romana, l'assegnazione di territorio quale unico centro dotato di statuto municipale di Decurionato nel Basso Salento e assumendo la denominazione romana di Veretum. Alcune delle testimonianze, venute alla luce a seguito di indagini scientifiche eseguite dall' Università di Lecce e dalla Sovrintendenza ai beni archeologici, sono attualmente visibili: resti di alcuni tratti della cinta muraria di fortificazione messapica di Vereto, resti di monumenti funerari romani in marmo del I-II secolo A.C., resti di pavimenti a mosaico, resti dell'impianto portuale a San Gregorio.
Altri reperti sono conservati presso il Museo archeologico Sigismondo Castromediano a Lecce e presso il Museo archeologico di Taranto. Sino al 1818, Patù fu feudo bipartito tra la Mensa Vescovile di Alessano (per poi passare alla Mensa di Ugento) e al Principe Cassano. Protettore di Patù è San Michele Arcangelo, che si festeggia il 29 settembre.
Non è ancora chiaro il motivo per cui i festeggiamenti più importanti avvengano il 24 giugno in onore di San Giovanni Battista. Secondo la tradizione orale, la concomitanza dei festeggiamenti con il paese confinante Castrignano del Capo, il cui patrono è San Michele, determinava tra i fedeli una sorta di gara alla realizzazione della festa più pomposa trascurando i riti religiosi. Il disappunto dei parroci arrivò al tavolo del Vescovo, il quale, per dirimere la questione, concesse ai fedeli di Patù la possibilità di valutare un'alternativa valida.
Di comune accordo con il parroco decisero di tenere come santo patrono San Michele Arcangelo, ma di dedicare i festeggiamenti della festa "ranne" a San Giovanni Battista. Tale scelta venne motivata dall' opportunità di commemorare il giorno dell'ultima grande battaglia dell'esercito franco-veretino contro i saraceni avvenuta a Campo Re il 24 giugno 877, durante la quale l'esercito locale sconfisse e cacciò via definitivamente gli invasori dalla città di Vereto.
La leggenda sembra avere riscontro per il fatto che a Patù, in Piazza Indipendenza, esiste la vecchia chiesa parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo risalente probabilmente alla fine del Cinquecento, e, in prossimità di Campo Re, di fronte al Centopietre, si trova la Chiesa dedicata a San Giovanni Battista. Per diversi anni, a memoria dei più anziani, la popolazione organizzava la rappresentazione della “Tricedia de San Giuvanni” e alcuni cittadini, ritenuti tra i più bravi, diventavano i personaggi delle vicende raccontate nella Bibbia legate alla vita del Battista.